
In un’epoca in cui sempre più persone convivono con sintomi come gonfiore, stanchezza cronica, disturbi digestivi, irritabilità, infiammazioni ricorrenti o alterazioni dell’umore, la tentazione è spesso quella di attribuire tutto allo stress o alla vita frenetica.
Ma se provassimo a guardare oltre?
Se cercassimo l’origine profonda di questo malessere diffuso, scopriremmo un asse funzionale e biologico fondamentale che lega due organi centrali per la nostra salute: l’intestino e il fegato. In mezzo a loro, un nemico silenzioso e onnipresente: le tossine.
L’idea che il nostro benessere si costruisca a partire da ciò che accade nel tratto gastrointestinale non è una novità, ma è solo negli ultimi anni che la ricerca ha cominciato a fare luce sul dialogo biochimico e immunologico tra intestino e fegato, una connessione complessa ma cruciale, oggi conosciuta come asse intestino-fegato.
Il fegato è un organo straordinario, dotato di una resilienza che pochi altri comparti del corpo umano possono vantare. Quotidianamente filtra circa 1,4 litri di sangue al minuto, provenienti in gran parte dall’intestino attraverso il sistema portale. Questo significa che tutto ciò che viene assorbito a livello intestinale, come nutrienti, ma anche tossine, batteri, endotossine, farmaci, metaboliti, passa prima dal fegato, prima ancora di entrare nella circolazione sistemica.
Non si tratta solo di una barriera passiva: il fegato attiva, neutralizza, trasforma e smaltisce una vasta gamma di molecole potenzialmente dannose attraverso sofisticati meccanismi di detossificazione suddivisi in tre fasi.
La prima fase, detta di funzionalizzazione, rende le tossine più reattive e pronte per essere trasformate.
La seconda fase, detta di coniugazione, lega queste molecole a composti idrosolubili come il glutatione o l’acido glucuronico, rendendole più facili da eliminare.
Infine, nella terza fase, queste sostanze vengono espulse attraverso la bile o le urine.
Ma cosa accade quando l’intestino non è in equilibrio? Quando la barriera intestinale è danneggiata, il microbiota alterato e il carico tossico troppo elevato?
Negli ultimi decenni, la ricerca ha documentato come le alterazioni dell’ecosistema intestinale, in particolare lo squilibrio del microbiota (disbiosi) e la maggiore permeabilità della mucosa enterica, fenomeno oggi noto come “leaky gut“, siano direttamente coinvolti in un aumento del carico tossico epatico.
Quando la barriera intestinale si indebolisce, molecole che normalmente verrebbero trattenute o degradate nel lume intestinale possono attraversare la parete e raggiungere la circolazione portale. Tra queste, le più pericolose sono le endotossine batteriche, come i lipopolisaccaridi (LPS), prodotti dalle membrane dei batteri Gram-negativi. Queste molecole hanno un potente effetto pro-infiammatorio: una volta arrivate al fegato, attivano i recettori immunitari come i Toll-like receptors, innescando risposte infiammatorie che mettono sotto pressione l’intero sistema epatobiliare.
Questo processo è alla base di molte patologie croniche moderne, tra cui la steatosi epatica non alcolica (NAFLD), l’insulino-resistenza, e perfino alcune forme di autoimmunità. Si innesca così un circolo vizioso: un intestino che perde la sua funzione barriera sovraccarica il fegato, che a sua volta, se non supportato, va incontro a disfunzioni metaboliche, infiammazione cronica e ridotta capacità di detossificazione.
E tutto questo si riflette sull’intero organismo, fino al cervello.
A differenza di altri organi, il fegato non ha recettori del dolore. Non dà segnali acuti, ma comunica il proprio malessere in modo sottile, attraverso sintomi spesso trascurati: stanchezza persistente, difficoltà digestive, nausea post-prandiale, gonfiore addominale serale, intolleranza ai grassi, sonno disturbato, cefalea, irritabilità, pelle spenta o impura, alitosi.
Molti di questi sintomi sono il risultato di una infiammazione a bassa intensità (low-grade inflammation), mantenuta dalla continua esposizione a tossine non smaltite. Questa condizione è oggi riconosciuta come uno dei principali promotori della sindrome metabolica, dell’obesità viscerale, dei disturbi neuropsichici e di molte malattie croniche degenerative.
Studi come quelli di Schnabl e Brenner (Gastroenterology, 2014) hanno dimostrato come la disbiosi intestinale e la permeabilità aumentata siano strettamente associate alla progressione della steatosi epatica, e come l’attivazione dei recettori TLR nel fegato sia un meccanismo centrale nell'infiammazione epatica cronica.
Non viviamo in un ambiente sterile. Ogni giorno siamo esposti a centinaia di molecole tossiche provenienti da cibi industriali, acqua contaminata, aria inquinata, cosmetici, materiali plastici, farmaci, pesticidi. Anche il nostro corpo produce scarti endogeni che devono essere gestiti efficacemente.
Ciò che fa la differenza non è tanto la presenza delle tossine, quanto la capacità del nostro organismo di neutralizzarle e smaltirle. Ed è qui che il ruolo sinergico tra fegato e intestino diventa decisivo.
Se uno dei due sistemi va in sovraccarico, l’altro ne subisce le conseguenze. E se entrambi sono compromessi, l’intero organismo entra in uno stato di stress cronico, infiammazione latente e progressiva perdita di vitalità.
Non esiste una cura miracolosa o una detox lampo che possa rimediare a mesi (o anni) di sovraccarico tossico. Ma esistono scelte quotidiane che possono alleggerire il lavoro del fegato, rafforzare l’integrità intestinale e ristabilire l’equilibrio immunologico e metabolico.
Il primo strumento è l’alimentazione: scegliere cibi semplici, naturali, poco elaborati, ricchi di micronutrienti, fibre solubili, composti antiossidanti e fitonutrienti. Ridurre l’apporto di zuccheri semplici, grassi trans, farine raffinate, alcol e additivi alimentari. Integrare verdure cotte e spezie dalle proprietà epatoprotettive.
Ma è altrettanto importante il modo in cui mangiamo: masticare lentamente, rispettare i ritmi circadiani, evitare pasti eccessivamente abbondanti, non saltare la colazione, favorire una digestione efficiente.
Anche lo stile di vita gioca un ruolo cruciale. Il fegato è influenzato dai ritmi circadiani e lavora attivamente durante la notte, in particolare tra l’1:00 e le 3:00. Il sonno regolare e profondo è uno dei principali alleati della detossificazione epatica. L’attività fisica quotidiana, anche leggera, stimola la circolazione linfatica e favorisce l’eliminazione dei rifiuti metabolici.
La gestione dello stress, attraverso tecniche di rilassamento, respirazione diaframmatica o meditazione, aiuta a regolare l’asse intestino-cervello e a mantenere l’integrità della barriera intestinale.
Il fegato e l’intestino lavorano in sinergia continua, come i pilastri del nostro equilibrio. Quando uno dei due è in difficoltà, l’intero organismo ne risente. Non serve inseguire mode detox o soluzioni estreme. Serve invece tornare a scelte quotidiane coerenti con i bisogni fisiologici del corpo: cibo vero, ritmo, consapevolezza del proprio corpo e ascolto.
La salute nasce dalla coerenza tra ciò che facciamo ogni giorno e ciò di cui il nostro corpo ha davvero bisogno. Un fegato che lavora bene e un intestino in equilibrio sono la chiave di una salute profonda, stabile e duratura.
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