Dispepsia funzionale

Quando la digestione diventa sempre più pesante

Ci sono disturbi che si vedono agli esami, e poi ci sono quelli che non lasciano traccia nelle indagini strumentali, ma cambiano profondamente la qualità della vita di chi ne soffre. La dispepsia funzionale appartiene a questa seconda categoria.

Chi ne soffre conosce bene quella sensazione di peso allo stomaco dopo pochi bocconi, la sazietà che arriva troppo presto, il bruciore epigastrico che compare anche a digiuno, il gonfiore persistente, la nausea che toglie il piacere del cibo. Eppure, quando si eseguono gastroscopia, esami del sangue e accertamenti di routine, tutto appare “normale”. Ed è proprio questa apparente normalità a rendere la dispepsia funzionale un enigma clinico.

Secondo i criteri diagnostici di Roma IV, la dispepsia funzionale rientra nei disturbi dell’interazione intestino-cervello, un gruppo di condizioni caratterizzate da sintomi cronici in assenza di lesioni strutturali evidenti. Il termine “funzionale” non significa immaginario o psicologico, ma indica una alterazione della funzione, piuttosto che della struttura. Il problema non è ciò che si vede, ma ciò che non funziona correttamente.


Una condizione molto più diffusa di quanto si pensi

La dispepsia funzionale interessa fino al 15–20% della popolazione mondiale e rappresenta uno dei motivi più frequenti di consultazione gastroenterologica. Colpisce prevalentemente donne e soggetti sotto i 50 anni, ma può manifestarsi a qualsiasi età.

Non è una patologia che mette a rischio la vita, ma incide profondamente sulla quotidianità. I pazienti spesso modificano le proprie abitudini alimentari per paura del sintomo, riducono le porzioni, evitano pasti fuori casa, sviluppano ansia anticipatoria rispetto al momento del pasto. In molti casi si instaura un circolo vizioso tra sintomo digestivo e tensione emotiva, che amplifica ulteriormente la percezione del disagio.

Numerosi studi hanno evidenziato come la qualità della vita nei pazienti con dispepsia funzionale possa essere compromessa in misura paragonabile a quella di alcune malattie organiche croniche, nonostante l’assenza di lesioni documentabili


Cosa accade realmente nello stomaco?

La fisiopatologia della dispepsia funzionale è complessa e multifattoriale. Non esiste una singola causa, ma una combinazione di alterazioni che coinvolgono motilità gastrica, sensibilità viscerale, regolazione neuro-ormonale e asse intestino-cervello.

Uno dei meccanismi più studiati è la compromissione dell’accomodazione gastrica. In condizioni normali, dopo l’ingestione del cibo, il fondo dello stomaco si rilassa per accogliere il pasto senza aumentare eccessivamente la pressione interna. In molti pazienti con dispepsia funzionale questo meccanismo risulta alterato, e lo stomaco non si distende adeguatamente. Il risultato è una sensazione precoce di pienezza e sazietà, anche dopo quantità modeste di cibo.

A questo si può associare un ritardo nello svuotamento gastrico, che prolunga la permanenza del contenuto nello stomaco e contribuisce alla sensazione di peso e nausea. Tuttavia, non tutti i pazienti presentano un rallentamento oggettivo dello svuotamento, e questo suggerisce che il problema non sia solo motorio.

Un altro elemento centrale è l’ipersensibilità viscerale. In questi pazienti, stimoli fisiologici che normalmente non verrebbero percepiti come fastidiosi diventano dolorosi o sgradevoli. È come se il sistema nervoso viscerale fosse “ipersintonizzato”, pronto a reagire in modo amplificato a normali variazioni di distensione o acidità. Studi di neuroimaging hanno dimostrato una maggiore attivazione delle aree cerebrali coinvolte nella percezione del dolore viscerale nei soggetti con dispepsia funzionale.

Negli ultimi anni è emerso anche il ruolo dell’infiammazione a basso grado della mucosa duodenale. Alcune ricerche hanno evidenziato un aumento di cellule immunitarie come eosinofili e mastociti nel duodeno di pazienti dispeptici, suggerendo che una lieve attivazione immunitaria possa contribuire alla sintomatologia . Questo apre una prospettiva interessante sulla possibile interazione tra microbiota, sistema immunitario e funzione gastrica.


L’asse intestino-cervello e il peso dello stress

Non si può parlare di dispepsia funzionale senza considerare l’asse intestino-cervello. Il tratto gastrointestinale è strettamente connesso al sistema nervoso centrale attraverso il nervo vago, il sistema nervoso enterico e una complessa rete di mediatori neuroendocrini.

Stress cronico, ansia e disturbi del sonno non sono semplici “fattori psicologici”, ma influenzano direttamente la motilità gastrica, la secrezione acida e la percezione del dolore. L’attivazione persistente del sistema nervoso simpatico può alterare l’equilibrio digestivo, riducendo l’efficienza della digestione e aumentando la sensibilità viscerale.

In alcuni casi, la dispepsia insorge dopo un episodio infettivo gastrointestinale, configurando una forma cosiddetta post-infettiva. Questo suggerisce che eventi acuti possano lasciare una “memorianeuroimmunitaria a livello dell’apparato digerente, predisponendo alla cronicizzazione del sintomo.


La diagnosi: tra esclusione e ascolto

La diagnosi di dispepsia funzionale è clinica e si basa sui criteri di Roma IV. È necessario che i sintomi siano presenti da almeno tre mesi, con esordio almeno sei mesi prima, e che non vi siano evidenze di patologie strutturali in grado di spiegare il quadro.

Naturalmente, è fondamentale escludere condizioni organiche come ulcera peptica, neoplasie, gastrite erosiva o infezione da Helicobacter pylori, soprattutto in presenza di segni d’allarme quali calo ponderale, anemia, sanguinamento o esordio tardivo dei sintomi.

Una volta escluse cause strutturali, l’attenzione deve spostarsi dalla ricerca della lesione alla comprensione della funzione. È qui che l’ascolto clinico diventa centrale. Capire quando compaiono i sintomi, in quale contesto emotivo, con quali abitudini alimentari e con quale ritmo di vita permette di cogliere la natura sistemica del disturbo.


Una visione integrata per un disturbo complesso

La dispepsia funzionale è un disturbo dell’interazione tra sistema nervoso, motilità gastrica, sistema immunitario e percezione sensoriale. Ridurla a un problema di acidità o trattarla esclusivamente con inibitori di pompa protonica spesso non è sufficiente.

Un approccio efficace richiede una visione integrata che consideri alimentazione, ritmo dei pasti, qualità del sonno, gestione dello stress e salute del microbiota. Non si tratta solo di eliminare il sintomo, ma di ristabilire un equilibrio funzionale.

Riconoscere la dispepsia funzionale significa dare dignità a un disturbo reale, anche se invisibile agli esami. Significa comprendere che l’assenza di lesioni non equivale all’assenza di malattia. E significa accompagnare il paziente in un percorso che tenga conto non solo dello stomaco, ma dell’intera persona.

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