Diarrea acuta

Il campanello d'allarme da non ignorare

Crampi improvvisi, sudore freddo, una corsa in bagno che non lascia tregua: la diarrea acuta è una delle risposte più dirette che il corpo mette in atto quando avverte una minaccia. Si tratta di un meccanismo di difesa, non di una malattia vera e propria. Quando qualcosa va storto  (un alimento contaminato, un virus, una tossina) l’intestino accelera il transito per espellere l’agente nocivo.

Clinicamente, si definisce diarrea acuta quando le scariche liquide superano le tre volte al giorno e persistono per meno di 14 giorni. È una condizione comune, ma da non sottovalutare: può evolvere rapidamente, causando disidratazione, squilibri elettrolitici, debolezza e in alcuni casi complicanze sistemiche, soprattutto nei soggetti vulnerabili come bambini, anziani o immunodepressi .


Quali sono le cause della diarrea acuta?

La maggior parte degli episodi di diarrea acuta è dovuta a infezioni, ma le cause possono essere numerose e talvolta sovrapposte:

  • Virus: norovirus e rotavirus sono tra i più comuni, specialmente nei bambini e nei contesti comunitari.

  • Batteri: Salmonella, Campylobacter, Shigella, E. coli enterotossigeni sono spesso implicati nei casi di tossinfezioni alimentari.

  • Parassiti: Giardia lamblia e Entamoeba histolytica, più frequenti in soggetti che hanno viaggiato in Paesi a rischio.

  • Farmaci: antibiotici, FANS, metformina e alcuni lassativi possono scatenare diarrea da alterazione del microbiota o danno diretto alla mucosa.

  • Tossine alimentari: come quelle dello Staphylococcus aureus, capaci di provocare diarrea violenta anche entro poche ore.

L’intestino, di fronte a queste aggressioni, aumenta la secrezione di acqua e sali, riduce l’assorbimento e accelera il transito. Il risultato? Una perdita massiccia di liquidi, potassio, sodio e bicarbonati.


Quando indagare di più: le red flags da conoscere

In assenza di segnali di allarme, spesso non sono necessari esami invasivi. Tuttavia, è fondamentale riconoscere i campanelli d’allarme:

  • Presenza di sangue nelle feci

  • Febbre alta (>38,5 °C)

  • Dolori addominali intensi

  • Disidratazione evidente (bocca secca, urine scarse, astenia)

  • Diarrea che dura oltre 3 giorni

  • Pazienti fragili: bambini sotto i 3 anni, adulti sopra i 70, persone immunodepresse

In questi casi è opportuno valutare la funzionalità renale, eseguire coprocolture e, se necessario, approfondire con il medico curante .


Nutrizione funzionale: l’approccio che non cerca di “bloccare” il sintomo

L’obiettivo non deve essere quello di sopprimere la diarrea a ogni costo. Il corpo sta cercando di eliminare un pericolo: occorre sostenerlo, non ostacolarlo. La nutrizione funzionale può giocare un ruolo chiave.

Bere è fondamentale, ma l’acqua da sola non basta. Serve un apporto equilibrato di elettroliti: sodio, potassio, glucosio e bicarbonati. Le soluzioni reidratanti orali (SRO) sono ideali. In alternativa, possono essere usati:

  • Acqua di riso o brodo di carne salato

  • Acqua tiepida con un pizzico di sale e limone

  • Acqua di cocco (naturalmente ricca di potassio)

     

Il digiuno non è raccomandato. Al contrario, è utile introdurre piccoli pasti leggeri e frequenti:

  • Riso bianco ben cotto o crema di riso

  • Carote cotte, patate lesse

  • Mela grattugiata con succo di limone

  • Banane acerbe (ricche di pectina)

  • Pane tostato

  • Pesce magro e carne bianca

     

Alimenti da evitare temporaneamente: latticini, agrumi, frutta e verdura cruda, cibi grassi o fermentabili, bevande gassate, alcol e caffè.


Il microbiota va ricolonizzato con intelligenza

Durante o dopo un episodio acuto, l’equilibrio del microbiota intestinale può risultare compromesso. In questi casi, può essere utile introdurre probiotici specifici per la diarrea acuta, come:

  • Saccharomyces boulardii

  • Lactobacillus rhamnosus GG

  • Lactobacillus reuteri

Questi ceppi hanno evidenze scientifiche nel ridurre la durata e l’intensità della diarrea infettiva, in particolare nei bambini .

 

Spesso ci si concentra solo sull’immediato disagio fisico. Ma ogni episodio di diarrea acuta è un potenziale “trauma” per l’intestino. Se ricorrente, può lasciare una traccia a livello di permeabilità intestinale, infiammazione e impoverimento del microbiota.

Per questo, non basta aspettare che passi. È importante prendersi cura del proprio sistema digerente anche dopo, per evitare che un evento acuto si trasformi in una condizione cronica.

 

Bibliografia:
  1. Guerrant, R.L. et al. (2001). “Practice guidelines for the management of infectious diarrhea.” Clinical Infectious Diseases, 32(3), 331–351.

  2. Szajewska, H., et al. (2014). “Probiotics in the prevention of antibiotic-associated diarrhea in children.” Journal of Pediatric Gastroenterology and Nutrition, 58(4), 531–539.

  3. UNIGASTRO (2023). Linee guida nutrizionali per le patologie gastrointestinali.

  4. WHO/UNICEF (2005). “Oral Rehydration Salts: Production of the new ORS.”

  5. Sartor RB. (2008). “Microbial influences in inflammatory bowel diseases.” Gastroenterology, 134(2), 577–594.

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Le informazioni sulle diete sono fornite dalla dott.ssa Jessica Inserra. Prima di adottare qualsiasi dieta, consultare il proprio professionista di fiducia.

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